La mia filosofia del comporre
In questa pagina spiego brevemente cosa significa per me comporre e come nascono i quadri "Piccolini"
Innanzitutto cosa sono i “Piccolini”?
Sono piccoli quadri che un acquirente può mettere insieme per creare una composizione personalizzata su temi a suo piacimento
I Piccolini si basano sul concetto del “comporre”, ovvero la creazione di opere costituite da più parti distinte, ma che unite generano un insieme organizzato.
La mia idea di comporre è quella di permettere ad ognuno di costruire il proprio quadro, con una base che parte da un singolo soggetto fino ad arrivare a un certo numero definito di elementi, a seconda delle proprie esigenze e dei propri gusti personali.
Una volta composto, il quadro può essere messo su cornice, su plexiglass, oppure può essere regalato attraverso delle scatole firmate dall’artista, che permettono di fare un regalo unico e originale, in quanto basato sulle scelte dell’acquirente.
Nel video si può vedere un esempio concreto della possibilità che danno i Piccolini di creare un’esperienza creativa personalizzata e unica nel suo genere
La composizione, fondamento della poetica del ricordo, che diviene intima e personale narrazione. Risolta nell’atto creativo che percorre e rivisita il ruolo dell’opera, dell’artista e dell’osservatore. Ne riscrive i canoni e ridisegna i confini, ponendo l’attenzione sul valore della condivisione, che diviene tangibile essenza. Consapevolezza delle proprie emozioni e percezione empatica di quelle altrui, espresse attraverso un linguaggio artistico che rimanda ad un piacevole ricordo. Alla sua naturale persistenza e, nell’opera di Mario Esposito, alla sua rappresentazione visuale già permeata di densa narrazione. Tratta dall’esperienza ospedaliera, dove leggervi l’innata generosità dell’artista, ed accompagnata dal consueling d’arte, fine questa ed al contempo principio di un’ispirazione che, attraverso l’esercizio della creatività, riporta all’intima purezza di uno stato di benessere, per chi produce al pari di chi osserva. Ne scaturisce una duplice valenza, che percorre l’emozione attraverso l’invenzione marcando i principi di Tsunesaburo Makiguchi che pongono, con spiccata fermezza, la priorità della felicità del bambino quale elemento fondante della libertà dell’adulto lacerando le barriere di una razionalità non sempre necessaria. Disegnano un nuovo equilibrio che bilancia componente emotiva e componente creativa, risolto nell’apparente semplicità di un costrutto che, a conferma di un dialogo sempre appassionante, privilegia l’essenza sull’apparenza. La veste di forme semplici e minute, dalla lettura invitante ed immediata oltre cui vedere, esplorare e condividere l’animo dell’artista e la seducente poesia che ne fiorisce. Come un viaggio, le cui memorie, durature e qui perenni, riflettono la scelta accurata dei materiali impiegati nella sua stessa rappresentazione: acrilici, diluenti ed addensanti velati da un sottile film di resina. Voci materiche il cui timbro induce un senso di persistenza all’origine di un‘estetica dove pesci, elefanti, gufi ed altri animali, se non monumenti o icone della contemporaneità, brillano di luce riflessa, riprendendo canoni figurativi in cui leggervi chiare influenze murrine sostenute da soventi richiami ad i Grandi Maestri dell’arte moderna e contemporanea. Da Joan Mirò a Vasiliy Kandinskij negli astratti, da Gustav Klimt a Josef Hoffmann, nell’ambito delle arti applicate di matrice viennese, da Bansky a Andy Warhol nell’attualità dei soggetti e nella loro replicazione, da Piet Mondrian a Jackson Pollock, nel rispettivo uso dei colori e nel dripping, di cui Mario Esposito riprende la tecnica rinunciando all’informalità della rappresentazione. Dal formato ridotto del dieci per dieci, nei termini richteriani di una dimensione fisica e mentale la cui delicata poesia non cerca l’estensione ma la profondità. La stessa, degli spessori utilizzati, la cui rilevanza evidenzia la matericità dei manufatti ponendoli al limite della forma scultorea, testimoniata dalla vivace cangianza di riflessi e dalla puntuale applicazione delle tecnice acquisite frutto, queste ultime, non solo di solida competenza ma, in primis, di intensa e studiata sperimentazione. E narrazione visuale interattiva, quale meta corrente nella ricerca e creazione di una cifra stilistica che verte al cumponere, palesemente leggibile nell’azione concessa dall’artista all’osservatore il quale, a sua volta, riveste la figura di attore, combinando secondo proprio umore, istinto o semplice sentire i cosidetti ‘piccolini’, elemento identitario di Mario Esposito. Declinati nel numero concesso dal supporto scelto, sia esso una cornice se non una lastra in plexiglass, che assurge ad allegorica tabula rasa su cui scrivere e riscrivere con mani proprie l’intimità della fiaba interiore insita in ogni soggetto, marcando la vivace dinamica di uno story-telling che richiama i dettami già noti nelle Carte di Vladimir Propp. Da cui sembianze estetiche musive, evocate dalla forma ricorrente del quadrato non casualmente simbolo della terra, intrise dello stesso gesto assemblativo prossimo alla costruzione del quadro, ora sinonimo di libertà interiore e, nella cadenza solo apparentemente ludica, di ritorno alla purezza dell’infanzia. La stessa, che Esposito ritrova e propone rinnovando il concetto di arte quale strumento di introspezione e crescita, umana e personale: nonchè essenza, del suo proprio valore relazionale, attraverso cui manifestarne la magia ed il prodigio che la elevano, da mero linguaggio visuale, ad espressione sostanziale dell’essere umano.
Pietro Franca